L’ Autosvezzamento: l’attualità di un vecchio metodo

AUTORE: Dott.ssa Claudia Onori - Dietista | 29 Mar 2019 | ARGOMENTI

E’ ufficiale: l’autosvezzamento è sulla bocca di tutti. Ma cosa è l’autosvezzamento?

La mia recente collaborazione con Gea Casa Maternità (una casa maternità con sede a Roma), ha fatto si che la mia attenzione si spostasse su tutto quello che è il “mondo mamma” e il “mondo bimbi”. E non potevo non avvicinarmi ancora di più a questo affascinante modo di introdurre gli alimenti.

ATTENZIONE: TUTTO QUELLO CHE SEGUIRA’ E’ A SCOPO PURAMENTE INFORMATIVO. L’AUTOVEZZAMENTO PUO’ ESSERE EFFETTUATO SOLO A SEGUITO DI UNA FORMAZIONE ADEGUATA E INDIRIZZATO DA PERSONALE COMPETENTE. NO AL FAI DA TE.

Ma iniziamo dal principio. Cosa è l’autosvezzamento? Ebbene è un metodo di svezzamento alternativo quello classico che è caratterizzato dall’utilizzo di pappe, pappette, prodotti per l’infanzia e orari ben definiti. L’ autosvezzamento è in realtà un’alimentazione complementare (al latte materno) che sfrutta tra le altre cose, il normale senso di autoregolazione che i piccoli hanno. Non è ancora chiaro vero?

Provo a spiegarmi meglio…nell’ autosvezzamento c’è un avvicinamento al cibo semisolido e solido (esatto, non si cerca di imboccare il bimbo con un cucchiaino intriso di pappa semiliquida ma gli si da la possibilità di gestire da solo pezzi di cibo in forma/dimensione/consistenza adeguata). Questo avvicinamento al cibo inizia come un “gioco”, una fase in cui il bambino inizia a prendere confidenza con l’alimento (che deve avere determinate caratteristiche) e a conoscerne l’odore, il colore, la consistenza e magari dopo un po’ anche il sapore. Quello che inizialmente inizia come un gioco (e quindi non sufficiente, per questo deve essere accompagnato dall’allattamento), piano piano inizierà ad essere fonte di nutrimento.  Il bambino partecipa attivamente al pasto in famiglia, e può mangiare (più o meno) tutto quello che mangiano gli altri, e questo di per se è molto educativo. Resta inteso che la famiglia deve avere delle buone abitudini alimentari (se non le ha, può imparare) altrimenti l’autosvezzamento può diventare un arma a doppio taglio.

Perchè sembra essere un buon metodo? essenzialmente è un ritorno ad un metodo antico, prima che esistessero “supermegamixer” da cucina e babyfood (che poi tanto salutari sembrano non essere). E’ così sbagliato fare un passo indietro ? Io credo di no. Le esperienze dei genitori che hanno intrapreso questa via riportano esperienze molto positive: i pasti diventano più piacevoli e non più più momenti da incubo in cui sostanzialmente il piccolo rifiuta il la pappa e viene imbrogliato con aerei e trenini. E’ una forma di nutrimento che rispetta molto i tempi e le necessità dei bambini e permette loro di conoscere il cibo e di alimentarsi secondo i propri bisogni. Questo aspetto non è da sottovalutare, soprattutto perchè viviamo in un mondo in cui l’abbondanza dilaga e in cui si mangia in eccesso rispetto al dovuto. Riscoprire il concetto di “necessità” è sicuramente un valore aggiunto.

Inoltre sembra che questa pratica riduca molto i disturbi alimentari (in particolare quelli di tipo selettivo) e permette al bimbo una maggiore capacità di gestire il cibo da solo, conferendogli una migliore capacità di proteggersi da eventi indesiderati (quali bocconi troppo grandi e rischio soffocamento).

L’argomento è molto interessante e non basta un piccolo articolo per descriverne le caratteristiche (anche quelle meno positive). Mi ripropongo di approfondire al più presto l’argomento, nel frattempo mi accontento di avere semplicemente accennato a un metodo molto interessante e mi auguro di aver acceso un interesse anche in neo mamme/papà.

Per chi avesse bisogno di informazioni mi rendo disponibile.

A presto,

Dott.ssa Claudia Onori

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